Gli scienziati hanno scoperto che due tipi di particelle lipidiche nel sangue possono danneggiare i vasi sanguigni attraverso un meccanismo infiammatorio comune

📅 2026-10-28

Riassunto:

Anche se il colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C), comunemente noto come "colesterolo cattivo", viene abbassato ai livelli raccomandati con i farmaci, alcune persone sviluppano comunque una malattia coronarica. Un nuovo studio della Chalmers University of Technology in Svezia ha scoperto che altri due tipi di particelle di sangue che trasportano grassi possono essere importanti fonti di rischio cardiovascolare residuo. I ricercatori hanno scoperto che questi due tipi di particelle hanno caratteristiche proteiche del sangue simili e possono danneggiare i vasi sanguigni attraverso un meccanismo infiammatorio comune, fornendo una nuova direzione di ricerca per la prevenzione e il trattamento delle malattie cardiache in futuro.


Questo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca presso la Chalmers University of Technology e il documento pertinente è stato pubblicato sull'"European Heart Journal" il 31 agosto 2026. I ricercatori hanno analizzato i dati del sangue di circa 35.000 partecipanti alla Biobanca del Regno Unito senza precedenti di malattie cardiache, testando quasi 3.000 proteine ​​e combinandoli con informazioni genetiche e cartelle cliniche a lungo termine per cercare di capire perché alcune persone avevano il colesterolo cattivo sotto controllo ma avevano ancora rischi di malattie cardiovascolari.

Attualmente, la riduzione del colesterolo LDL rimane una delle misure fondamentali per prevenire la malattia cardiovascolare aterosclerotica. Le particelle LDL trasportano il colesterolo in tutto il corpo, ma quando si accumulano nelle pareti delle arterie, possono favorire la formazione di placche, causando il graduale restringimento dei vasi sanguigni. Se la placca si rompe, possono formarsi coaguli di sangue, causando infarto miocardico o ictus ischemico.

I farmaci ipolipemizzanti come le statine e gli inibitori di PCSK9 possono ridurre il colesterolo LDL nel sangue attraverso diversi meccanismi, riducendo così significativamente il rischio di eventi cardiovascolari. Tuttavia, l’LDL non è l’unica particella di trasporto dei lipidi nel sangue che potrebbe essere coinvolta nell’aterosclerosi. Anche altre lipoproteine, che contengono grassi e colesterolo, possono influenzare la salute vascolare attraverso diversi percorsi.

Questo studio si è concentrato su due tipi di particelle: lipoproteine ​​ricche di trigliceridi (TRL) e lipoproteina(a) o Lp(a). Il primo è coinvolto principalmente nel trasporto dei trigliceridi e le sue particelle residue possono penetrare anche nella parete arteriosa favorendo la formazione di placche; quest'ultima è una lipoproteina con una struttura particolare strettamente correlata a fattori genetici e da tempo considerata un importante fattore di rischio per infarto del miocardio, ictus, stenosi aortica e altre malattie.

Il gruppo di ricerca ha scoperto che TRL e Lp(a) hanno un gran numero di caratteristiche proteiche del sangue sovrapposte. Questi modelli proteici non sono solo collegati al rischio di future malattie cardiache, ma anche a segnali che attraggono le cellule immunitarie. Dopo che le cellule immunitarie entrano nella parete dei vasi sanguigni, possono esacerbare l’infiammazione locale, modificare la struttura della parete dei vasi sanguigni e promuovere il processo di aterosclerosi.

Al contrario, i modelli proteici correlati alle LDL sono più legati all'accumulo di colesterolo nelle pareti delle arterie. Ciò non significa che le LDL non causino infiammazione, né significa che TRL e Lp(a) abbiano esattamente gli stessi effetti, ma suggerisce che diverse lipoproteine ​​​​possono essere coinvolte nello sviluppo della malattia attraverso percorsi biologici parzialmente diversi.

Un altro studio precedente condotto dai ricercatori ha inoltre scoperto che la valutazione del numero di queste particelle lipoproteiche dannose nel sangue può aiutare a prevedere il rischio futuro di malattie cardiovascolari. Il numero di particelle può fornire informazioni aggiuntive rispetto alla semplice osservazione dei livelli di colesterolo. Il motivo è che ciascuna particella lipoproteica non trasporta esattamente la stessa quantità di lipidi e diversi tipi di particelle possono avere effetti diversi sui vasi sanguigni.

Questo studio suggerisce inoltre che TRL e Lp(a) possono avere forti effetti patogeni a singola particella. Questi due tipi di particelle potrebbero spiegare perché alcuni pazienti continuano ad affrontare rischi cardiovascolari più elevati anche dopo che il loro colesterolo LDL è stato ridotto a livelli ideali.

L'obiettivo dello studio è capire come, oltre ai depositi di colesterolo nelle pareti delle arterie, diverse lipoproteine ​​danneggiano i vasi sanguigni e perché questi effetti lasciano alcuni pazienti a rischio nonostante i trattamenti ipolipemizzanti convenzionali, ha affermato il leader dello studio Clemens Wittenbecher. Il gruppo di ricerca ritiene che il percorso comune dell'infiammazione e del danno vascolare potrebbe diventare in futuro un importante obiettivo di ricerca per una prevenzione precisa.

Tuttavia, questo studio non significa che i tradizionali trattamenti per abbassare il colesterolo abbiano perso il loro valore. I ricercatori sottolineano chiaramente che l’abbassamento del colesterolo LDL rimane la pietra angolare della prevenzione delle malattie cardiovascolari. Il significato delle nuove scoperte è che, sebbene i trattamenti esistenti possano ridurre significativamente il rischio, potrebbero non eliminarli tutti, quindi sono necessari ulteriori studi su altre lipoproteine ​​e sui cambiamenti biologici che causano.

In futuro, gli scienziati sperano di determinare se queste firme proteiche possano essere utilizzate per migliorare la valutazione del rischio cardiovascolare e se il targeting dei percorsi infiammatori rilevanti per intervenire possa ridurre ulteriormente l'incidenza di infarto miocardico e altri eventi cardiovascolari sulla base dei trattamenti esistenti.

Lo studio presenta anche dei limiti. L’associazione tra i modelli proteici del sangue e il rischio futuro di malattie non dimostra che una proteina o un meccanismo infiammatorio da solo sia la causa diretta delle malattie cardiache. Per determinare se questi percorsi sono adatti come bersagli terapeutici, sono necessari ulteriori studi meccanicistici e sperimentazioni cliniche per verificare se intervenire su di essi può effettivamente migliorare i risultati dei pazienti.

Per la gente comune, il messaggio di questo studio non è che il colesterolo cattivo possa essere ignorato, ma che la valutazione del rischio cardiovascolare non dovrebbe concentrarsi su un solo numero. Oltre al colesterolo LDL, anche fattori come i trigliceridi, la Lp(a), la pressione sanguigna, il diabete, l’abitudine al fumo e la storia familiare possono influenzare il rischio complessivo di una persona. Per le persone che hanno già ricevuto un trattamento ipolipemizzante, la necessità di ulteriori esami o aggiustamenti del trattamento dovrebbe basarsi sul rischio personale e sul giudizio professionale del medico.

Man mano che i ricercatori rivelano gradualmente i molteplici effetti delle diverse particelle lipoproteiche sui vasi sanguigni, si prevede che in futuro la prevenzione delle malattie cardiache si svilupperà ulteriormente, passando dalla semplice riduzione del colesterolo a una strategia globale che si concentri contemporaneamente sul numero di particelle lipoproteiche, sulle risposte infiammatorie e sui meccanismi di danno vascolare.

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