Riassunto:
Per molto tempo, la comunità scientifica ha ritenuto generalmente che il morbo di Alzheimer fosse una malattia che colpisce principalmente il cervello. Le sue caratteristiche principali includono la deposizione di β-amiloide, anomalie della proteina tau e la morte graduale dei neuroni. Tuttavia, un nuovo studio propone una visione diversa: i principali cambiamenti patologici che portano alla malattia di Alzheimer potrebbero non avere origine innanzitutto nel cervello, ma sono strettamente correlati alle anomalie del sistema immunitario in altre parti del corpo.

I ricercatori hanno scoperto che il sistema immunitario periferico potrebbe essere molto più importante di quanto si pensasse nello sviluppo della malattia di Alzheimer. Il cosiddetto sistema immunitario periferico si riferisce alle cellule immunitarie e al sistema immunitario in tutto il corpo, non solo nel sistema nervoso centrale.
Il gruppo di ricerca ha sottolineato che esistono prove sempre più evidenti che i cambiamenti nel sistema immunitario del corpo si sono già verificati prima che i pazienti sperimentassero un significativo declino della memoria e un deterioramento cognitivo. Questi cambiamenti possono innescare risposte infiammatorie croniche e influenzare gradualmente l’ambiente cerebrale attraverso complessi meccanismi biologici.
I ricercatori ritengono che i segnali infiammatori rilasciati dalle cellule immunitarie possano attraversare la barriera ematoencefalica o modificare lo stato funzionale della barriera ematoencefalica stessa, rendendo il cervello più suscettibile ai danni. Nel tempo, questo ambiente infiammatorio persistente può favorire l’accumulo di amiloide e lo sviluppo della neurodegenerazione.
Nella teoria tradizionale, si ritiene che la malattia di Alzheimer sia causata principalmente dall'accumulo di proteine anomale nel cervello. Le ultime ricerche suggeriscono che le proteine anomale potrebbero essere solo una parte del processo patologico, e che il problema più profondo potrebbe derivare da uno squilibrio del sistema immunitario in tutto il corpo.
L'analisi del team di ricerca ha rilevato che alcune cellule immunitarie hanno mostrato uno stato di attivazione anomalo nelle fasi iniziali della malattia. I segnali prodotti da queste cellule non solo possono modificare la funzione di altri tessuti del corpo, ma possono anche avere effetti a lungo termine sul tessuto cerebrale.
Di particolare preoccupazione è la scoperta di complesse interazioni tra alcune cellule immunitarie periferiche e la microglia nel cervello. Le microglia sono importanti cellule immunitarie all’interno del cervello responsabili della rimozione dei rifiuti, della regolazione dell’infiammazione e del mantenimento della salute del sistema nervoso.
Quando il sistema immunitario periferico viene attivato per un lungo periodo, le microglia possono perdere gradualmente le loro normali funzioni e produrre invece un'eccessiva risposta infiammatoria. I meccanismi originariamente progettati per proteggere il sistema nervoso potrebbero finire per accelerare il danno neurologico.
I ricercatori affermano che questo fenomeno potrebbe aiutare a spiegare una domanda che a lungo tormentava la comunità scientifica: perché alcuni pazienti sviluppano cambiamenti biologici legati alla malattia prima che la deposizione di amiloide sia evidente.
Nuovi modelli di ricerca ritengono che l'infiammazione corporea e la disregolazione immunitaria possano essere un anello precedente nella catena della malattia, mentre il declino cognitivo e il danno neuronale sono le conseguenze successive.
Questa scoperta potrebbe avere importanti implicazioni anche per le future strategie di trattamento.
Negli ultimi dieci anni circa, un gran numero di sviluppi di farmaci per la malattia di Alzheimer si sono concentrati principalmente sulle proteine amiloide e tau, nella speranza di ritardare la progressione della malattia eliminando queste proteine anomale. Tuttavia, i risultati di numerosi studi clinici mostrano che, anche se l’accumulo di proteine correlate viene ridotto con successo, potrebbe non essere in grado di prevenire completamente la progressione della malattia.
Il team di ricerca ritiene che se la malattia ha veramente origine da un'anomalia più ampia del sistema immunitario, allora i trattamenti futuri potrebbero dover espandere i loro bersagli dall'interno del cervello all'intero corpo.
Ad esempio, regolando le risposte immunitarie, riducendo i livelli di infiammazione cronica, migliorando la funzione della barriera emato-encefalica e ripristinando la normale attività delle cellule immunitarie, potrebbe essere possibile intervenire in una fase precedente della malattia e ottenere migliori effetti terapeutici.
I ricercatori hanno inoltre sottolineato che questi risultati attuali non significano che sia stata scoperta la causa finale della malattia di Alzheimer. Piuttosto, questo lavoro mira più ad ampliare la comprensione da parte della comunità scientifica dei meccanismi delle malattie e a spingere i ricercatori a guardare oltre l’interno del cervello.
In futuro saranno necessari ulteriori studi sull'uomo e verifiche cliniche per chiarire il ruolo specifico del sistema immunitario periferico nella malattia di Alzheimer e in che modo i meccanismi correlati influenzano l'insorgenza e lo sviluppo della malattia.
Gli esperti del settore ritengono che l'importanza di questo studio risieda nel riproporre una domanda chiave: il morbo di Alzheimer è una malattia puramente cerebrale o una malattia complessa che coinvolge più sistemi in tutto il corpo. Se la ricerca di follow-up confermasse questa visione, potrebbe portare a cambiamenti significativi nella prevenzione, diagnosi e trattamento della malattia di Alzheimer in futuro.
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