I primi antenati umani potevano camminare come gli esseri umani, ma non rinunciarono a vivere sugli alberi

📅 2026-09-27

Riassunto:

Un nuovo studio sugli antichi fossili umani rivela una fase importante dell'evoluzione umana che è stata a lungo trascurata. I ricercatori hanno scoperto che l’Australopithecus, vissuto circa 2-4 milioni di anni fa, non abbandonò la vita arboricola subito dopo che gli antenati umani iniziarono a camminare eretti. Invece, hanno continuato ad arrampicarsi sugli alberi e a camminare sul terreno per un lungo periodo di tempo.

Questa ricerca è stata completata da un team internazionale guidato dalla Keck School of Medicine della University of Southern California e i risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science Advances. I ricercatori hanno analizzato i resti fossili di sette antichi individui umani dell'Australopithecus e dei suoi discendenti, i primi membri del genere Homo, di età compresa tra circa 1,5 milioni e 3,7 milioni di anni fa.

Il bipedismo è stato a lungo considerato una delle caratteristiche più importanti che distinguono gli esseri umani dalle altre grandi scimmie. Tuttavia, la comunità scientifica ha cercato di rispondere a una domanda chiave: quando gli antenati umani sono passati gradualmente dalle attività di equilibrio sugli alberi e sul terreno alla vita quasi interamente sulla terra?

Per trovare la risposta, il gruppo di ricerca non ha semplicemente studiato l'aspetto delle ossa, ma ha rivolto la propria attenzione alla resistenza delle ossa stesse.

I ricercatori sottolineano che le ossa adattano continuamente la loro struttura in risposta allo stress meccanico che un individuo sopporta nel tempo e quindi possono registrare le attività quotidiane di un organismo. Gli animali che spesso si arrampicano sugli alberi tendono ad avere le ossa delle braccia più forti, mentre gli esseri umani che camminano eretti a terra tendono ad avere le ossa delle cosce più forti.

A tal fine, il gruppo di ricerca ha utilizzato la tecnologia di scansione CT per condurre un'analisi dettagliata della struttura interna del fossile. Hanno misurato lo spessore e la struttura interna del tessuto delle ossa della parte superiore del braccio, dei femori e delle tibie e hanno valutato la capacità delle ossa di resistere alla flessione e alla torsione per ricostruire le abitudini di movimento di questi antichi antenati umani.

I risultati mostrano che il primo Homo, vissuto tra 1,8 e 2,3 milioni di anni fa, mostrava già caratteristiche vicine agli esseri umani moderni. Le ossa della loro coscia erano significativamente più forti delle ossa del braccio, indicando che facevano affidamento principalmente sul terreno per camminare e avevano notevolmente ridotto le loro attività sugli alberi.

Tuttavia, i primi Australopitechi mostravano uno schema completamente diverso.

I ricercatori hanno scoperto che le ossa delle braccia degli individui di Australopithecus, incluso il famoso fossile "Little Foot", erano significativamente più forti, indicando che usavano ancora frequentemente gli arti superiori per attività di arrampicata. Ma allo stesso tempo, le caratteristiche di forza delle ossa delle sue gambe sono molto vicine a quelle degli esseri umani moderni.

Questa scoperta significa che l'Australopithecus potrebbe aver sviluppato uno schema di movimento unico che non esiste più nel mondo moderno.

Non solo mantengono i forti arti superiori simili a quelli delle scimmie, che possono muoversi tra gli alberi, ma hanno anche l'uso degli arti inferiori simili a quelli degli esseri umani moderni e possono camminare efficacemente su due piedi. In altre parole, l’emergere della deambulazione eretta non significa la fine immediata della vita arborea. I due comportamenti convivono da molto tempo.

Kristian J. Carlson, leader del gruppo di ricerca e professore alla Keck School of Medicine, ha affermato che la combinazione corporea dell'Australopithecus mostra una strategia di movimento molto speciale. Le sue caratteristiche non sono né quelle degli esseri umani moderni né quelle delle scimmie esistenti, quindi è difficile trovare oggetti di riferimento moderni diretti.

La ricerca mostra inoltre che un punto di svolta fondamentale nell'evoluzione umana potrebbe essersi verificato circa 2 milioni di anni fa. Quando l'Australopithecus si evolse gradualmente nel primo genere Homo, la sua dipendenza dalla vita sulla terra aumentò in modo significativo, mentre il comportamento di arrampicata iniziò a diminuire in modo significativo.

Allo stesso tempo, questo cambiamento nel comportamento coincideva con altri importanti tratti evolutivi. I ricercatori hanno sottolineato che durante questo periodo, le dimensioni del cervello degli antenati umani hanno cominciato ad aumentare, le proporzioni del loro corpo sono cambiate e la loro capacità di adattarsi all’ambiente terrestre ha continuato ad aumentare.

Il gruppo di ricerca ritiene che questo studio fornisca nuove prove per comprendere l'origine della camminata bipede umana. In passato, le persone spesso consideravano il "camminare" e il "lasciare gli alberi" come lo stesso processo, ma i fossili dimostrano che non è così. Almeno milioni di anni fa, gli antenati dell'uomo vissero a lungo tra due mondi, sia come arrampicatori sugli alberi che come camminatori sulla terra.

I ricercatori hanno affermato che questa scoperta non solo offre alle persone una nuova comprensione dell'Australopithecus, ma illustra anche ulteriormente che l'evoluzione umana non è un semplice processo lineare, ma ha attraversato una fase di transizione lunga e complessa. Prima di diventare una "creatura terrestre" nel vero senso della parola, gli antenati umani avevano uno stile di vita unico che combinava due modi di sopravvivenza.

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